Il più antico coccodrillo stampato in 3D

Diana Piemari CeredaThe BlogLeave a Comment

Un nuovo studio, condotto da un gruppo di paleontologi italiani e francesi, traccia l’identikit del più grande e antico coccodrillo notosuco, un enorme predatore che viveva in Madagascar 170 milioni di anni fa.

Il national geographic titola così l’ultima scoperta di Cristiano dal Sasso, il più grande paleontologo italiano, con cui abbiamo già avuto l’onore di collaborare.

Una notizia che sta rimbalzando sui quotidiani e le riviste online di tutto il mondo dal momento che parliamo di una scoperta davvero eccezionale, visto che si tratta di Razanandrongobe sakalavae (il cui nome significa “lucertola antenata gigante della regione Sakalava”) il più antico coccodrillo mai scoperto.

Parliamo di un grande predatore, lungo circa 7 metri, che viveva nel Giurassico medio in Madagascar, 170 milioni di anni fa, quando l’isola si stava separando dalle altre terre emerse del supercontinente Gondwana.

Proprio in Madagascar sono stati ritrovati questi fossili, mentre la scoperta della nuova specie è da attribuire ai paleontologi del Museo di Storia Naturale di Milano e ai colleghi del Museo di Storia Naturale di Tolosa.

Nonostante la scoperta sia una notizia di questi giorni, il team di Cristiano aveva già identificato una nuova specie Razana nel 2016, quando all’epoca disponeva solo dei denti isolati e di un frammento di mascella.

Oggi come potete vedere dalle foto, la scoperta riguarda nuovi frammenti mandibolari che hanno permesso di ricostruire il cranio di Razana.

Quello che però si pensava anni fa è che l’esemplare fosse di fatto un dinosauro mentre si tratta di una specie più prossima al coccodrillo di terra ferma ma con dei denti assimilabili a quelli di un Tirannosauro Rex, il famoso T-Rex.

Ma cosa c’entra The FabLab in tutto ciò?

Il titolo del nostro articolo ha già spoilerato buona parte dell’attività svolta dal nostro laboratorio a servizio di questa sensazionale scoperta.

Ricerca Scientifica e Digital Fabrication

Dalla TAC realizzata sui fossili è stato possibile risalire a molte delle informazioni strutturali legate alla disposizione della mandibola di questo esemplare unico.

Un reperto giurassico da ricostruire per comporre la mascella inferiore e svelare il volto di Razana nel complesso.

“Datemi un osso, e io ricostruirò l’intero animale”

diceva il famoso anatomista francese Cuvier, citato da Cristiano Dal Sasso nella nostra video intervista del 2006.

La stampa 3D in questa specifica occasione non entra quindi in gioco con un ruolo di copia e incolla, replica di un oggetto già esistente, ma diventa parte del processo ricostruttivo di un oggetto che di fatto non esiste, non è disponibile per essere scannerizzato, ma è esistito in un’epoca lontana e attraverso uno studio approfondito può essere ridisegnato.

La stampa 3D supera nuovamente le barriere della produzione tradizionale e artigianale, passando dalla ricostruzione di una copia di una vertebra nel 2016 alla creazione di ossa fossili da zero.

Le applicazioni della stampa 3D e le contaminazioni che si possono generazione grazie alla fabbricazione digitale ci dimostrano nuovamente di essere praticamente illimitate.

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